Sentenze

Cessazione obbligo di mantenimento

Corte di Appello di Roma 

Corte di Appello di Roma Sezione Famiglia sentenza del 4 luglio 2019 

Anche una scrittura privata tra le parti può far cessare l’obbligo di mantenimento per il figlio maggiorenne.

La sentenza sancisce la validità dell’accordo tra le parti  relativo alla rinuncia al contributo per il figlio maggiorenne autosufficiente senza la necessità che lo stesso sia passato per la ratifica del Tribunale.

Discriminazioni di genere

Tribunale di Siena  (Sezione Lavoro)

Decreto ex art. 38 d.lgs. 2006/n. 198 (“Codice delle Pari Opportunità”) del 23 aprile 2018

Il Tribunale, accertava la discriminazione diretta di genere e dichiarava nullo l’atto con cui venivano esclusi i periodi di maternità nel computo dell'anzianità di lavoro.

Ai sensi  dell’art. 25 D.Lgs. 198/2006 la lavoratrice XY adiva il Giudice del Lavoro per far accertare e dichiarare il comportamento della società ZV -in ordine al mancato computo dei periodi di maternità ai fini del computo della graduatoria  per il passaggio della sig.ra XY “dalla categoria D0 alla categoria D1”- come discriminazione diretta/indiretta, e ai sensi dell’art. 38 comma 1 D.Lgs. 198/2006, chiedeva la rimozione degli effetti dell’atto discriminatorio posto in essere.

Il Tribunale, accertava la discriminazione diretta di genere e dichiarava nullo l’atto.

Molestie sessuali e danno

Corte di Cassazione Sez. Lavoro 

Suprema Corte di Cass. Sez. Lavoro sentenza del 18 febbraio 2020

Riconoscimento dei danni morali conseguenti a molestie sul posto di lavoro.

Con  sentenza n. 4099 del 18 febbraio 2020, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha condannato il datore di lavoro a risarcire alla lavoratrice, in quanto oggettivamente responsabile, anche il danno morale provocato dall’illecito commesso da un proprio dipendente durante lo svolgimento del rapporto di lavoro.

Nello specifico, la sentenza ha ad oggetto la domanda di una lavoratrice che aveva convenuto in giudizio la società datrice per ottenere il risarcimento dei danni morali riportati per effetto delle molestie, seguite da un atto di violenza sessuale, poste in essere nei propri confronti da un suo superiore gerarchico.

La corte d’Appello di Genova, adita dalla società soccombente in primo grado, non solo confermava la sentenza, ma aumentava del 50% la somma liquidata a titolo di danno non patrimoniale dal Giudice di prime cure.

Molestie sessuali in ambito lavorativo

La Corte di Appello di Firenze

Corte d’Appello di Firenze, sentenza del 14 gennaio 2020

Legittimo il licenziamento di un lavoratore per aver molestato sessualmente una collega.

Il lavoratore XY adiva il Tribunale di Firenze per vedersi dichiarare l’illegittimità del licenziamento, a lui comminato dal datore di lavoro, per avere molestato una collega con battute e frasi a sfondo sessuale, nonché atteggiamenti espliciti di contenuto sessuale, turbandola ed imbarazzandola.

Il lavoratore, nella sua difesa, insisteva nel ricondurre il suo comportamento all’interno  di un ambiente di lavoro caratterizzato da un clima generalmente scherzoso, fondato su reciproche battute a sfondo sessuale. 

I Giudici, sia di primo grado che di Appello, nell’escludere ogni rilievo all’eventuale intenzione scherzosa del ricorrente, il quale avrebbe comunque perseverato in un atteggiamento volgare, di esplicito contenuto sessuale, pur a fronte di una risposta di totale chiusura da parte della collega, confermavano il licenziamento per giusta causa.