Umanesimo digitale e diritti umani

Più diritti per un nuovo Umanesimo Digitale - Avv. Luciana Delfini

Dove iniziano i diritti umani universali?

In piccoli posti, vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono

essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni

singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata,

la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora.

Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o

bambino cercano uguale giustizia, uguale opportunità, uguale

dignità senza dicriminazioni.

Se questi diritti non hanno significato lì,

hanno poco significato da altre parti".

Eleonor Roosvelt

 

Le innovazioni tecnologiche modellano ogni aspetto della società, sempre più integrate con le nostre vite tanto da esercitare una pressione sulle dinamiche economiche e sociali e sollevare numerose questioni di natura etica e politica.

L’abolizione delle distanze fisiche, l’incontro tra culture, la diffusione della conoscenza, l’immediatezza delle comunicazioni e l’emersione di ulteriori player competitivi, stanno così orientando un nuovo umanesimo digitale che ha, in parte, alterato relazioni e valori esistenti.

Questi processi, uniti alla trasformazione strutturale guidata dai cambiamenti demografici, dalla globalizzazione e dai mutamenti climatici, hanno modificato anche il mondo del lavoro e degli affari. Quella che potrebbe essere una rivoluzione per le grandi opportunità economiche, comporterà, però, sfide tali da poter produrre effetti redistributivi distorsivi nel medio e lungo termine. Da un lato tutto ciò creerà nuovi posti di lavoro; molte occupazioni, oramai obsolete, si perderanno, e in questa transizione i lavoratori interessati potrebbero essere i meno attrezzati per cogliere le nuove occasioni. A ciò si aggiunga che il rapido potenziamento dell’automazione, della robotica e dell’intelligenza artificiale, sta originando molti interrogativi sui conseguenti impatti, sul futuro del lavoro (nonché su chi perderà o trarrà convenienza dalla loro espansione) e sulla capacità delle nostre attuali politiche, dei nostri sistemi giuridici e delle strategie di advocacy, di mitigare i rischi che potranno ri ettersi proprio sulla tutela dei diritti.

Dall’altro, le nuove tecniche digitali possono anche essere viste come uno strumento importante per la promozione e la diffusione dei diritti umani, nonchè per la divulgazione e conoscenza delle loro violazioni.

La visione del fenomeno in tutte le sue dimensioni ha una reale importanza per tutti gli attori in gioco, in particolare per le aziende; consente alle stesse di migliorare le relazioni con gli stakeholder all’interno e all’esterno dei loro confini societari. Dall’approvazione dei Principi guida - UN Guiding Principles on Business and Human Rights - del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 20111 e a seguito delle numerose iniziative intraprese a livello internazionale, le aziende stanno comprendendo che affrontare i rischi collegati al mancato rispetto dei diritti umani è un elemento chiave delle policy societarie.
 Esse hanno sempre più bisogno di un ambiente stabile in cui operare, con mercati sostenibili e nuove opportunità e necessitano di un quadro comune per comprendere le aspettative delle società e fornire valore alle parti interessate.

Anche se questi concetti si fondano sulla volontarietà da parte di tutti gli stakeholder coinvolti di proteggere e rispettare i diritti umani dal possibile impatto negativo dell’attività dei privati, negli ultimi anni si è assistito sicuramente a un’evoluzione dell’utilizzo di strumenti capaci di legare l’impegno del mondo degli affari a quello della giustizia. Ovviamente il soggetto di diritto internazionale destinatario delle regole è lo Stato e pertanto è un suo principale obbligo di proteggere, rispet- tare e dare attuazione ai diritti umani (protect, respect and fulfil human rights).

L’approccio utilizzato per contrastare le violazioni di questi ultimi, da parte delle imprese per lo più di grandi dimensioni, è sempre stato il ricorso alla soft law, di natura, appunto, non vincolante, attraverso l’adozione di codici di condotta, best practices e principi. Questo impegno non ha però avuto lo sviluppo desiderato tanto che, nel giugno del 2014, nell’ambito delle Nazioni Unite, è stato istituito un gruppo di lavoro intergovernativo con lo scopo di elaborare un trattato internazionale che assoggetti le imprese al rispetto dei diritti umani.

Detti lavori non sono ancora completi e partendo dalla “Zero Draft legally binding instrument”, si sta operando per dare rilievo: all’obbligo per le imprese di dimostrare la propria due diligence, al rafforzamento della corporate liability, alla previsione di rimedi efficaci contro le violazioni, alla ideazione di dispositivi di monitoraggio ed esecuzione sia a livello nazionale che internazionale.

I rapporti annuali sugli avanzamenti compiuti sono dif- fusi dal Global Compact delle Nazioni Unite.2 La maggior parte delle società, di grandi dimensioni, intervistate ha dichiarato di avere in atto politiche sui diritti umani, ma solo il 28% di queste riferisce di monitorare e valutare le loro prestazioni e il 25% di includere riferimenti sui diritti umani nella catena di approvvigionamento e negli accordi di subappalto con i fornitori.
 Se poi esaminiamo le risposte relative ai progressi compiuti, poste ad imprese di diverse dimensioni, i risultati saranno differenti. Ad esempio, nel 2019, il 37% delle Piccole e Medie Imprese ha riferito di condurre corsi di formazione e sensibilizzazione per i dipendenti, mentre per le grandi aziende la percentuale sale al 593.
 Come noto le PMI rappresentano circa il 90% delle imprese globalmente intese e il 50% dell’occupazione in tutto il mondo, dunque investire su strumenti di supporto per queste ultime, potrebbe portare a pratiche più responsabili.

A sostegno dei diritti umani le aziende dovrebbero interagire con i responsabili politici, essere strumenti in continua evoluzione utili per i mutevoli momenti nei quali viviamo quali gli quelli affetti da cambiamento climatico, da con itti, da mi- grazione forzata e da scarsità di risorse.

Nel mese di novembre 2019, l’UN Business and Human Rights Forum ha prodotto un rapporto “Navigating the Future of Business and Human Rights: Good Practice Examples” che affronta il modo in cui le aziende possono integrare i diritti umani nelle loro strategie aziendali e far avanzare soluzioni, incentrate sulle persone, per rispondere adeguatamente alle s de globali.

Di fronte all’instabilità politica, alle crescenti disuguaglianze e alla crisi climatica, nessun settore della società, compreso quello degli affari, è immune dall’ambiente così complicato in cui ci troviamo ora.

In occasione del lancio del Report, Lise Kingo - CEO e direttore esecutivo del Global Compact delle Nazioni Unite - ha sollecitato una nuova vi- sione tra il mondo produttivo e i diritti. “In un mondo in rapido mutamento, i diritti umani hanno dimostrato di essere una forza fondamentale per i leader di ogni tipo. Le aziende che rispettano i diritti umani inviano un segnale di af dabilità e serio sulla sostenibilità ai consumatori, agli investitori e al pubblico. Le imprese non sono indipendenti dalle comunità in cui operano. Oltre a gestire i rischi, esse devono investire, proattivamente, nei diritti umani e contribuire a creare le condizioni per una prosperità inclusiva”.

Il rispetto dei diritti umani anche da parte del mondo degli affari è, quindi, condizione preliminare per lo sviluppo sociale ed economico di un Paese; è tempo che il mondo del business riconosca che occorrerà premiare quei modelli di imprese che producono valore per l’intera società4. In poche parole occorrerà “rendere le aziende più umane”, qualunquesia la loro dimensione e ovunque esse operino.

Note

1. Human Rights Council, ‘Human Rights and Transnational Cor- porations and Other Business Enterprises’, A/HRC/ Res 17/4 (16 June 2011), endorsing ‘Guiding Principles on Business and Human Rights: Implementing the United Nations “Protect, Re- spect and Remedy” Framework’, A/HRC/17/31, 21 March 2011.. 2. NU, United Nations Global Compact, 24 giugno 2014.

3. UN Global Compact, “Navigating the Future of Business and Human Rights. Good Practice Examples”, New York, novembre 2019.
4. Business Roundtable, New Manifesto, agosto 2019, https:// www.businessroundtable.org/business-roundtable-rede nes- the-purpose-of-a-corporation-to-promote-an-economy-that- serves-all-americans