RT 27 articolo EU-Osha

Allegeriamo il carico” è il tema della nuova campagna dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), lanciata ad ottobre 2020, che si focalizza sulla prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici (DMS) (https://healthy-workplaces.eu/it).

Un argomento di grande interesse, dal momento che, nonostante gli sforzi per prevenirli, i DMS rappresentano il principale problema di salute in ambito lavorativo, andando ad impattare sia sulla qualità di vita delle persone, sia sulle imprese e l’economia in generale (https://osha.europa.eu/it/ themes/musculoskeletal-disorders).

Da qui l’importanza e la necessità di lavorare sulla prevenzione.Reputation Today, tra i media partner della campagna, ha organizzato un evento online di sensibilizzazione sul tema, che è possibile rivedere sul nostro canale YouTube.

Nei prossimi mesi sono programmati focus di approfondimento sul tema, sia mediante eventi on- line di sensibilizzazione sia attraverso articoli pubblicati sui numeri della nostra rivista. Di seguito i principali punti affrontati dai relatori.

Premessa – Isabella Corradini, presidente Centro Ricerche Themis, responsabile scienti co Reputation Today.La attenzione al tema dei disturbi muscolo-scheletrici si inserisce in un momento importante per il Paese. Non va infatti dimenticato che, a causa di quanto avvenuto in questo sventurato anno, si è assistito ad una rapida crescita dell’uso di strumenti e piattaforme digitali.

Questi strumenti, che da un lato hanno permesso la continuità lavorativa, dall’altro hanno aperto la strada a nuove riflessioni, riguardanti alcune criticità che vanno via via emergendo e che dovranno essere affrontate.

Il lavoro agile, quello che comunemente in Italia viene definito come smart working, si configura come un approccio organizzativo che punta sulla flessibilità e sull’impiego di tecnologie “da remoto” (lontano dall’ufficio) per lo svolgimento delle attività lavorative.

Per rispondere agli obiettivi di un maggior equilibrio tra tempo trascorso sul lavoro e nel privato, è però necessario che il lavoro agile si doti di regole organizzative chiare tenendo presente che lavorare per tante ore con dispositivi e piattaforme digitali, senza adeguate pause e con posture inadatte, può produrre effetti negativi sulla salute delle persone.

Pertanto, anche alla luce della nuova campagna lanciata dall’EU-OSHA, appare quanto mai necessario ragionare su metodi e strumenti di prevenzione al fine di garantire la necessaria salute e sicurezza sul lavoro.

Il punto di vista medico – Annalisa Lantermo, medico del lavoro, già direttore SPreSAL ASL Città di Torino.

I Disturbi muscoloscheletrici (DMS) sono un gruppo di disturbi che colpiscono l’apparato muscoloscheletrico, quindi: muscoli, articolazioni, tendini, legamenti, nervi, ossa e il sistema circola- torio locale. Alcuni sono disturbi aspecifici, come dolore, formicolio, difficoltà a fare i movimenti, altri sono disturbi specifici, caratterizzati da un corredo di segni e sintomi ben definiti.

I disturbi possono anche evolvere in patologie vere e proprie, anche invalidanti, con forti limitazioni delle attività di vita e di lavoro. Si pensi, quali esempi, alla sindrome del tunnel carpale e alla periartrite scapolo-omerale per il polso e la spalla, all’artrosi e all’ernia del disco per la schiena, alla tendinopatia del menisco e alla tendinite di Achille per ginocchio e piede.

I DMS, che costituiscono un problema rilevante e diffuso per la salute e la sicurezza dei lavoratori in Italia e nel resto dell’Europa e interessano nume- rosi e diversi settori lavorativi, sono correlati ad un’esposizione ripetuta e prolungata nel tempo a fattori di rischio di tipo fisico e biomeccanico, organizzativo e psicosociale, nonché individuale. Fra i fattori di rischio fisici e biomeccanici rientrano, quali esempi: movimenti ripetitivi che richiedono uno sforzo, ritmi intensi di lavoro, posture scomode e statiche, rimanere seduti o in piedi a lungo nella stessa posizione, vibrazioni, illuminazione scarsa, ambienti di lavoro freddi.

Fra i fattori di rischio organizzativi e psicosociali: assenza di pause o pause non adeguate, elevata intensità lavorativa e bassa autonomia, molestie e discriminazioni sul luogo di lavoro, condizioni di stress lavoro-correlato. Vi sono poi fattori individuali che entrano in gioco, quali: storia clinica della persona, età, stile di vita e abitudini (mancanza di esercizio fisico, fumo). Alcuni di questi fattori di rischio entrano in gioco anche nel lavoro svolto a distanza dal luogo di lavoro fisico dell’azienda, mediante collegamento informatico e telematico, oggi molto diffuso a seguito dell’epidemia del virus SARS-CoV-2 tuttora in corso: telelavoro, lavoro agile, smart working, a seconda di come lo si vuol chiamare.

Dato che questa tipologia di organizzazione del lavoro continuerà nel futuro e per alcuni settori si incrementerà, la problematica dei DMS è molto attuale anche per questo aspetto.

Per affrontare il problema anzitutto è necessario e doveroso, anche in relazione agli obblighi stabiliti dal D. Lgs. 81/08, che il datore di lavoro analizzi il rischio specifico nel Documento di valutazione del rischio, mettendo insieme tutte le competenze che necessitano (medico competente, RSPP, ergonomo, eventualmente psicologo del lavoro), coinvolgendo appieno i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza e i lavoratori.

Dall’analisi effettuata deriveranno le misure da adottare nello specifico contesto aziendale, volte alla prevenzione primaria – per eliminare/ridurre i fattori di rischio – alle misure per ridurre al minimo la gravità delle lesioni e al mantenimento, riabilitazione e reintegro dei lavoratori che già soffrono di DMS.

Per affrontare il problema dei Disturbi muscolo-scheletrici è quindi necessario un approccio gestionale integrato, che tenga conto dei diversi fattori che entrano in gioco.

Non si parte da zero, da anni in Italia questa problematica è affrontata e sicuramente passi in avanti se ne sono fatti. È necessario fare il punto della situazione e continuare il lavoro di prevenzione tenendo conto dei cambiamenti e della fase nuova che ci attende.

Il punto di vista del legale (La responsabilità sociale delle imprese) – Luciana Delfini, avvocato giuslavorista, delegata presso ILO (International Labour Organization).

L’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha determinato, nel mondo del lavoro, la trasformazione dei paradigmi organizzativi esistenti facendo emergere nuovi modelli di lavoro, di grande interesse, e tra questi, di ultima generazione, il lavoro agile.

Occorre precisare che, fin dalle sue prime applicazioni, è emersa la difficoltà di poterlo gestire in assenza di bilanciamenti quali la previsione del diritto alla disconnessione e di nuovi approcci su salute e sicurezza da integrare nei processi aziendali. La possibilità di essere connessi – dovunque e in ogni momento – comporta, infatti, rischi evidenti sulla salute sica e mentale dei dipendenti. Condizioni di lavoro sicure e sane sono essenziali non solo per il raggiungimento di una efficace politica aziendale, ma per rinforzare le responsabilità delle aziende in materia di sicurezza e benessere in modo da sostenere politiche di salute pubblica. Le aziende, infatti, sono protagoniste centrali nelle nostre società; esse influenzano, con le loro attività e le loro decisioni di policy, non solo le esistenze dei dipendenti, ma del contesto ambientale in cui operano creando, inevitabilmente, uno “spazio condiviso” che deve essere “amministrato” con strategie responsabili.

In tale quadro, la responsabilità sociale dell’azienda può essere decisiva per integrare lo sviluppo della gestione della sicurezza e della salute sul lavoro nel governo della impresa.

Le aziende virtuose, in merito, valicano i con ni dettati dalla conformità alle normative vigenti per migliorare, anche anticipando policy legate all’attenzione e alla cura dei lavoratori, condizioni di sicurezza e salubrità che si traducono in una forza lavoro “serena, in salute e attiva”.

Adottare azioni positive per promuovere un ambiente di lavoro sano significa rafforzare la motivazione dei dipendenti e aumentarne la produttività. Mettere in atto iniziative per contrastare le malattie legate ad esempio ai disturbi da postura e/o a condizioni di lavoro dettate da un eccesso di ore spese per l’utilizzo di strumenti di nuova generazione, trova non solo l’apprezzamento dei dipendenti e delle proprie famiglie ma, a cascata, produce risultati essenziale per il successo delle imprese anche in termini di bene ci aggiuntivi sia economici che reputazionali.

Conclusioni di Raffaele Guariniello, già Magistrato Procura della Repubblica di Torino, Presidente della Commissione Amianto.Perché oggi i disturbi muscolo-scheletrici sono al centro dell’attenzione? Ce lo spiega l’ILO in un Documento del luglio 2020: il Covid-19 ha accentuato attività come il telelavoro che possono comportare rischi per la salute quali appunto i disturbi muscolo-scheletrici.

In Italia, mai si era tanto parlato di smart working. Certo è che non pochi vorrebbero far credere che lo smart working sfugga agli obblighi di sicurezza. Sotto sotto s’immagina lo smart working come una sorta di scudo penale.

In effetti, tra le misure anti-coronavirus nei luoghi di lavoro, sin dal marzo 2020 ha assunto un eccezionale risalto il lavoro agile. Ma occorre coglierne le implicazioni sul terreno della sicurezza.

Quel che soprattutto non può passare sotto silenzio è che le norme emergenziali impongono esplicitamente il rispetto dei principi stabiliti dalla legge che tutela il lavoro agile, la legge 81 del 2017.

Con due uniche deroghe. La prima è che non oc- corre un accordo scritto tra datore di lavoro e lavoratore circa la modalità di lavoro agile. La seconda è che l’informativa scritta sui rischi può essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile dall’Inail. A parte queste due deroghe, i datori di lavoro dovrebbero oggi (e senza più deroghe dovranno domani) individuare i rischi specifici incombenti sui lavoratori agili anche all’esterno dei locali aziendali, e attuare tutte le misure tecniche, procedurali, organizzative necessarie per fronteggiare questi rischi, ivi inclusi quei rischi per l’apparato muscolo-scheletrico di cui parla, ad esempio, l’art. 176, comma 1, lettera b), TUSL.Né si pensi – come pure qualcuno ha tentato – di liberarsi dagli obblighi di sicurezza ricorrendo al telelavoro, e, cioè, al lavoro subordinato svolto continuativamente a distanza mediante collegamento informatico e telematico. Per la semplice ragione che in questo caso sono obbligatorie le garanzie stabilite da un’altra norma di legge, l’art. 3, comma 10, del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro: dalla sicurezza delle apparecchiature alla sicurezza dei videoterminali.

È troppo pretendere che le leggi vigenti a tutela della salute dei lavoratori – sino a che non siano modificate – non rimangano scritte sulla carta?