Attualità

Discriminazioni di genere

Tribunale di Siena  (Sezione Lavoro)

Decreto ex art. 38 d.lgs. 2006/n. 198 (“Codice delle Pari Opportunità”) del 23 aprile 2018

Il Tribunale, accertava la discriminazione diretta di genere e dichiarava nullo l’atto con cui venivano esclusi i periodi di maternità nel computo dell'anzianità di lavoro.

Ai sensi  dell’art. 25 D.Lgs. 198/2006 la lavoratrice XY adiva il Giudice del Lavoro per far accertare e dichiarare il comportamento della società ZV -in ordine al mancato computo dei periodi di maternità ai fini del computo della graduatoria  per il passaggio della sig.ra XY “dalla categoria D0 alla categoria D1”- come discriminazione diretta/indiretta, e ai sensi dell’art. 38 comma 1 D.Lgs. 198/2006, chiedeva la rimozione degli effetti dell’atto discriminatorio posto in essere.

Il Tribunale, accertava la discriminazione diretta di genere e dichiarava nullo l’atto.

Molestie sessuali in ambito lavorativo

La Corte di Appello di Firenze

Corte d’Appello di Firenze, sentenza del 14 gennaio 2020

Legittimo il licenziamento di un lavoratore per aver molestato sessualmente una collega.

Il lavoratore XY adiva il Tribunale di Firenze per vedersi dichiarare l’illegittimità del licenziamento, a lui comminato dal datore di lavoro, per avere molestato una collega con battute e frasi a sfondo sessuale, nonché atteggiamenti espliciti di contenuto sessuale, turbandola ed imbarazzandola.

Il lavoratore, nella sua difesa, insisteva nel ricondurre il suo comportamento all’interno  di un ambiente di lavoro caratterizzato da un clima generalmente scherzoso, fondato su reciproche battute a sfondo sessuale. 

I Giudici, sia di primo grado che di Appello, nell’escludere ogni rilievo all’eventuale intenzione scherzosa del ricorrente, il quale avrebbe comunque perseverato in un atteggiamento volgare, di esplicito contenuto sessuale, pur a fronte di una risposta di totale chiusura da parte della collega, confermavano il licenziamento per giusta causa.

Molestie sul luogo di lavoro

a cura dell'Avv. Luciana Delfini

Chi agisce in giudizio non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro.